
B.B. King....Riley B. King, il Re del Blues, chitarrista e cantante rhythm’n’blues di fama mondiale, è nato nel 1925, ha esordito come Peptikon Boy, poi Beale Street Blues Boy, poi solo Blues Boy abbreviato in B.B., suona la Gibson – battezzata Lucille – e, alla soglia degli ottant’anni, fa ancora tournée. Membro di Blues Foundation Hall of Fame e Rock and Roll Hall of Fame, ha ricevuto varie onorificenze, compresa la laurea ad honorem dell’Università di Yale, e moltissimi premi, fra cui diversi Grammy.
Intervista a B.B. King: "La musica cambia sempre e proprio per questo è bellissima" di Ernesto Assante, tratta da “la Repubblica”, 10 ottobre 2003
Mr. King, perché ha scelto di essere un bluesman?
"Perché era la musica più semplice da imparare. Nell´area dove vivevo io c´era il blues, tutti suonavano il blues e io non avrei potuto imparare altre musiche. La chitarra e l´armonica erano gli unici due strumenti accessibili con pochi soldi, ma io non volevo l´armonica perché già molti altri la suonavano. Allora scelsi la chitarra e imparai a suonare il blues dai miei vicini di casa".
Perché pensa che il blues abbia una così straordinaria vitalità?
"Penso che il blues sia come la Bibbia, racconta delle buone storie e insegna delle cose. Cantiamo di cose che ci piacciono e di quelle che non ci piacciono, di quello che vorremmo essere e quello che non vorremmo, e la Bibbia fa lo stesso. E la gente torna sempre a leggere la Bibbia e ad ascoltare il blues".
La sua vita è fatta soprattutto di concerti. Come mai?
"É l´unico modo che ho di far sapere alla gente che sono vivo, perché le radio non trasmettono il blues. Io porto la mia musica alla gente e finchè ci sarà gente disposta ad ascoltarmi io sarò felice".
B. B. King: "Sarei io il padre del rock? No, la musica era nell'aria" di Vittorio Franchini, tratta da “Corriere della Sera”, 19 giugno 2004
"Per il momento me la sono cavata senza finire sotto i ferri", ride B.B. King, 78 anni, il celebre blues-singer del Mississippi. "Con il mio diabete - continua - c'è poco da scherzare e gli occhi… ", lascia intendere che è proprio la vista a risentirne in modo grave. Ma i medici hanno pensato che l'intervento poteva essere rimandato a ottobre in modo da consentire al cantante di effettuare il suo lungo tour europeo, dal 22 giugno fino alla fine di luglio.
Come è nato quel suo nomignolo di B.B.?
Ero un ragazzino che cantava i blues, così la gente ha cominciato a chiamarmi Blues Boy King, ma poi è cambiato ancora, a Memphis. Ho fatto il disc-jockey per cavarmela, poi è saltata fuori quella generazione di matti, Elvis, Fats Domino, Little Richard. Il mondo ha riscoperto il blues e io mi sono trovato in quei giorni a lavorare sulla Beale Street. Così sono diventato uno dei Beale Street Blues Boys. Memphis era una città eccitante e la Beale Street era la strada più animata del mondo: puttane, magnaccia, ubriaconi, tutti lì in quella grande strada che viene dal sud e va al nord.
Qualcuno dice che lei è il padre del rock...
L'ho sentito dire – ride - ma non significa nulla. Sono tanti i padri. Io ho dato solo un contributo. Quella musica era nell'aria.
La sua chitarra si chiama Lucille, come mai?
È una vecchia storia. Cantavo in un postaccio...beh scoppia un incendio, tutti scappano e io con gli altri, appena in salvo, mi accorgo di aver dimenticato la chitarra e allora mi butto nel fuoco e la ricupero. Poi mi raccontano che l'incendio è scoppiato per via di una ragazza che si chiamava Lucille, così anche la chitarra ha preso quel nome.
Ridacchia, infila una di quelle sue grandi mani in tasca, ne cava una manciata di minuscole Lucille: "Le regalo alla fine dei concerti", dice.
Esiste una definizione di blues?
Spalanca gli occhi fingendo meraviglia, poi ride con quella sua bocca tutta denti. Dice: "Esiste una definizione di vita?".